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Le politiche europee sull’emergenza abitativa

In risposta a quella che è stata definita come una vera e propria “emergenza abitativa”, l’Unione Europea ha avviato una serie di iniziative, a partire dal Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili. Il Piano punta a mobilitare investimenti, ma anche a sostenere l’efficienza energetica e la ristrutturazione degli edifici.

Il 18 dicembre 2024 il Parlamento europeo ha votato a favore dell'istituzione di una nuova commissione speciale sulla crisi degli alloggi nell'Unione europea.
La relazione finale della commissione speciale è stata approvata dal Parlamento il 10 marzo 2026 come risoluzione sulla crisi degli alloggi nell'Unione europea.
La risoluzione propone soluzioni per alloggi dignitosi, sostenibili e a prezzi accessibili nell'UE. Comprende inoltre raccomandazioni che affrontano la necessità di aumentare l'offerta di alloggi pubblici e privati a prezzi accessibili, semplificare le procedure nel settore della costruzione e della ristrutturazione e garantire finanziamenti e investimenti attraverso attori pubblici e privati e la loro cooperazione.

Specifiche disposizioni sono previste per l’edilizia residenziale pubblica. Ai sensi della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici nel sostenere gli sforzi di ristrutturazione previsti per l’intero parco immobiliare residenziale, sia pubblico che privato, gli Stati membri devono far in modo che gli incentivi finanziari e le altre misure politiche siano destinati in via prioritaria alle famiglie vulnerabili, alle persone in condizioni di povertà energetica e alle persone che vivono in alloggi di edilizia popolare. Devono inoltre adottare misure per affrontare la questione dello sfratto delle famiglie vulnerabili causato da aumenti sproporzionati dei canoni di locazione a seguito della ristrutturazione energetica del loro edificio, come limiti agli aumenti dei canoni di locazione o sostegno locativo.

Da segnalare inoltre il Fondo Sociale per il Clima (Regolamento UE 2023/955) che rappresenta uno strumento finanziario europeo operativo nato per mitigare l'impatto sociale della transizione verde.

Il regolamento europeo assegna al Fondo 65 miliardi di euro a carico del bilancio UE (2026-2032). Tuttavia, la dotazione complessiva del Fondo, con il cofinanziamento nazionale obbligatorio minimo del 25%, potrebbe salire a 86 miliardi di euro, disponibili per finanziare misure a supporto delle famiglie vulnerabili, piccole imprese e utenti dei trasporti più colpiti.

Il fondo finanzia i Piani Sociali per il Clima nazionali tramite due linee di intervento principali:

  • Supporto diretto: Sostegno temporaneo e mirato al reddito per far fronte all'aumento dei costi dei combustibili per il riscaldamento e i trasporti.

  • Investimenti strutturali: Riqualificazione energetica degli edifici, decarbonizzazione del riscaldamento, promozione dell'efficienza e adozione di modalità di trasporto a zero o basse emissioni.

I fondi provengono in gran parte dai proventi del nuovo sistema ETS2 (che dal 2027 estenderà il mercato del carbonio a trasporti ed edilizia), integrati da un cofinanziamento nazionale pari almeno al 25%. Per promuovere la ristrutturazione degli edifici esistenti, l’Unione europea ha infatti introdotto nell’ambito del Green Deal misure volte alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio, tra cui il nuovo sistema ETS 2 (sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra), la direttiva sull’efficienza energetica e, infine, la Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici.