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Videosorveglianza per finalità di sicurezza urbana e finanziamenti

Uno dei principali ambiti di utilizzo della videosorveglianza da parte dei Comuni è quello della sicurezza urbana. Il principale riferimento normativo è il decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, convertito dalla legge 18 aprile 2017, n. 48, che ha delineato un modello di sicurezza fondato sulla collaborazione tra Stato ed enti territoriali.

In questo quadro, assumono particolare rilievo i Patti per l’attuazione della sicurezza urbana, sottoscritti tra il Prefetto e il Sindaco, attraverso i quali possono essere individuati, in relazione alle specifiche esigenze del territorio, gli interventi da realizzare per la sicurezza urbana. Tra questi, rientrano le misure dirette alla prevenzione e al contrasto della criminalità, anche attraverso l’installazione e il potenziamento di sistemi di videosorveglianza.

I Patti costituiscono lo strumento attraverso il quale le esigenze di sicurezza individuate a livello locale vengono inserite in un quadro multilivello di collaborazione tra Comune e autorità statali competenti. Proprio il collegamento tra il Patto e i sistemi comunali di videosorveglianza assume particolare rilievo anche ai fini dell’accesso ai finanziamenti statali destinati alla sicurezza urbana.

Accanto all’evoluzione normativa e tecnologica, un profilo di immediato interesse per gli enti locali è rappresentato dalle risorse statali destinate alla realizzazione e al potenziamento dei sistemi di videosorveglianza nell’ambito delle politiche di sicurezza urbana.

Con il decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 22 aprile 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 120 del 26 maggio 2026, sono state definite le modalità di presentazione delle richieste da parte dei Comuni e i criteri di ripartizione delle risorse disponibili. Per la procedura sono stanziati 19 milioni di euro.

Hanno potuto presentare domanda, entro la scadenza del 24 agosto 2026, i Comuni, nonché le unioni, associazioni e i consorzi di Comuni, attraverso la Prefettura territorialmente competente. L’accesso alle risorse è collegato ai Patti per l’attuazione della sicurezza urbana: i progetti di videosorveglianza devono quindi inserirsi nella programmazione degli interventi concordati nell’ambito del rapporto tra Sindaco e Prefetto.

La disciplina individua specifiche condizioni per l’ammissione al finanziamento. La procedura si inserisce in una linea di intervento già attivata negli anni precedenti attraverso successive tornate di finanziamento statale destinate alla realizzazione e al potenziamento dei sistemi comunali di videosorveglianza. In questa prospettiva sono esclusi gli enti che abbiano già beneficiato dei finanziamenti assegnati nell’ambito delle procedure relative agli anni 2022, 2023 e 2024; l’importo richiesto a valere sulle risorse statali non può inoltre superare 250.000 euro per ciascun progetto.

Ai fini della formazione della graduatoria assumono rilievo diversi elementi, tra cui il tasso di delittuosità, la popolazione residente e la quota di cofinanziamento assicurata dall’ente rispetto al costo complessivo dell’intervento. La disciplina prevede inoltre specifici criteri nella ripartizione delle risorse a favore dei Comuni appartenenti alle regioni del Mezzogiorno.

Gli enti ammessi dovranno rendere esecutivi i progetti entro 120 giorni dalla comunicazione dell’ammissione al finanziamento.

Da ultimo, è stato esaminato nella seduta ordinaria della Conferenza Stato città ed autonomie locali, che si è svolta il 24 settembre 2026, il decreto che dispone, per il 2026, il riparto dell’incremento di 32 milioni di euro del Fondo per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana. Le risorse saranno destinate per il 60% ai capoluoghi delle città metropolitane, per il 28% ai comuni con almeno 50.000 abitanti e per il 12% ai capoluoghi in dissesto o riequilibrio finanziario. Potranno finanziare, tra l’altro, straordinari, indennità e dotazioni tecnologiche della polizia locale, illuminazione intelligente, progetti scolastici sulla legalità e il bullismo e iniziative di mediazione sociale e inclusione. I comuni interessati potranno presentare la domanda di accesso alle risorse del Fondo a partire dal giorno successivo a quello di pubblicazione del decreto sul sito istituzionale del Ministero dell’interno e fino al trentesimo giorno successivo alla suddetta pubblicazione.

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